22 mag 2018

15 milioni di euro in 4 anni per migliorare ulteriormente l’acquedotto pratese


Comune di Prato e Publiacqua hanno fatto il punto sul sistema acquedottistico cittadino. Un reticolo di infrastrutture e condotte complesso e articolato e la cui gestione è stata rivoluzionata negli ultimi anni con risultati importanti sul fronte della disponibilità della risorsa a disposizione dei cittadini, sul risparmio energetico e, ovviamente, anche sulla dispersione di acqua.

I risultati di questo impegno sono evidenti già da alcuni macro numeri. Se per servire la città di Prato nel 2015 era necessaria una portata giornaliera di oltre 1050 l/s, infatti, a maggio 2018 la portata settimanale media necessaria è calata a circa 770 l/s. Insomma, tradotto, più efficienza, meno perdite e pressioni adeguate garantiscono un servizio continuo a tutta la città a fronte di un minor impiego di risorsa. Risultati apprezzati ed evidenti nella crisi idrica del 2017 quando, a fronte dell’anno più secco dal 1800 ad oggi, il servizio alla città non ha fatto registrare interruzioni e disagi di rilievo.

Per i prossimi quattro anni previsti altri 15 milioni di euro per migliorare e rinnovare ulteriormente il sistema idrico cittadino.

Presenti all’incontro con la stampa Filippo Alessi, Assessore all’Ambiente del Comune di Prato,  Simone Barni Vice Presidente di Publiacqua, Giovanni Marati, Amministratore Delegato di Publiacqua, Cristiano agostini, Responsabile della Gestione Operativa di Publiacqua, e Matteo Colombi, Responsabile della Comunicazione di Publiacqua, ed i tecnici dell’azienda che stanno lavorando sul territorio.

LA RISORSA SI RISPARMIA DALL’INIZIO

Le strategie d’intervento sul territorio messe in atto in questi anni hanno garantito un primo risultato di valore assoluto e cioè quello di ridurre la quantità di acqua prelevata dall’ambiente ed immessa in rete necessaria a garantire ai cittadini di Prato un servizio continuativo e di qualità.

Dal 2015 in poi si è ridotta costantemente la portata media settimanale dell’acqua immessa nella rete acquedottistica di Prato. Se infatti per servire la città negli ultimi mesi del 2015 servivano ancora oltre 1050 l/s (litri al secondo) di acqua questa cifra è andata progressivamente riducendosi nei mesi e negli anni successivi fino ad arrivare a questo primo scorcio di 2018 con la città che viene servita con una quantità d’acqua che oscilla tra un minimo di 750 ed un massimo, peraltro toccato per adesso solo a gennaio, di 800 l/s. Questo significa un risparmio di acqua prelevata dall’ambiente vicino ai 300 l/s.

Un risparmio evidente anche dalle portate medie annue con un recupero idrico di oltre il 21%.

 

PERDITE RIDOTTE DEL 5% IN DUE ANNI

Dal 2015 si è intensificata ed è proseguita anche la ricerca delle perdite occulte. Un lavoro poco visibile per i cittadini ma che, grazie ai vari strumenti messi in campo, ha visto il personale Publiacqua individuare (da settembre 2015 ad oggi) più di mille perdite nascoste e sotterranee che vanno a sommersi a quelle visibili (ridotte del 67% dal 2012 ad oggi).

In due anni grazie all’effetto combinato di individuazione e riparazione perdite occulte ed alla gestione dei diversi distretti secondo pressioni ottimali, le dispersioni sulla rete acquedottistica pratese si è ridotta complessivamente del 5%.

Risultati che, è bene ricordarlo, sono stati raggiunti anche attraverso l’aumento del numero di rifacimento completo degli allacciamenti (il tratto di tubazione solitamente di piccolo diametro che dalla tubazione principale dell’acquedotto convoglia l’acqua verso il contatore dell’utenza) e che, a fronte di un ovvio allungamento dei tempi del singolo intervento, ha evitato nuove rotture sulla stessa conduttura. La gran parte delle perdite in città si registra proprio sugli allacciamenti ed infatti al crescere di questo tipo di interventi corrisponde una riduzione delle perdite.

AL LAVORO PER SOSTITUIRE LE TUBAZIONI PIU’ VECCHIE

Grazie al lavoro di questi anni è inoltre oggi possibile un’analisi puntuale dell’efficienza di ogni condotta e quindi la programmazione della sostituzione delle più vetuste.

Sulla città di Prato sono previsti interventi per 15 milioni di euro nei prossimi quattro anni. Lavori che riguardano anche la sostituzione della rete idrica di importanti assi viari cittadini. Se, ad esempio, si cono conclusi da qualche mese i lavori di sostituzione di circa 900 metri di condotta (oltre a 125 allacciamenti) su via di Cantagallo e sono in corso i lavori per il rinnovo dell’acquedotto di via Ciliani (circa 2 chilometri di tubazione e 356 allacci), sono già previsti interventi della stessa natura su via Pistoiese, via Montalese, via Cilianuzzo e via Liliana Rossi.

Non è ovviamente esente da interventi di manutenzione anche il grande anello idrico che circonda la città. Una infrastruttura strategica per tutto il sistema metropolitano e lungo circa 18 chilometri per la sostituzione del quale Publiacqua ha in corso il Master Plan il cui studio di concluderà nel 2018 e finalizzato ad individuare i tratti più critici da rinnovare. La previsione di spesa si aggira intorno ai 20 milioni di euro.

LA RIVOLUZIONE NELLA GESTIONE

I risultati descritti sopra non sono frutto del caso ma di anni di studio e di lavoro sul campo. Un campo complesso, come detto, come quello del sistema acquedottistico pratese che è strutturato con una fitta ragnatela di tubazioni che ricevono acqua da un anello idrico di circa 18 chilometri che corona la città. Un sistema che riceve a sua volta acqua da fonti di approvvigionamento locali (come ad esempio la falda) ma anche da fonti esterne (l’acquedotto di Firenze) e che svolge un ruolo strategico in quanto snodo centrale di un sistema metropolitano che ha il suo asse principale nella cosiddetta autostrada dell’acqua.

Fondamentale nella rivoluzione della gestione di questo sistema complesso è la distrettualizzazione . Un lavoro difficile e certosino che ha richiesto oltre tre anni di studio e lavoro sul campo, ed un impegno economico di circa 1,3 milioni di euro, per dividere l’acquedotto pratese in singoli distretti.

Con questo intervento è oggi possibile servire ogni singolo distretto con una pressione ed una quantità adeguate di acqua, equilibrando quindi anche le pressioni su tutto il sistema cittadino e riducendo notevolmente lo stress delle tubazioni.

Effetto della distrettualizzazione, quindi,  una riduzione sensibile delle perdite ed una ricerca e riparazione più rapida di quelle occulte. Effetto della distrettualizzazione, però, anche la normalizzazione delle pressioni e quindi la riduzione drastica dei fenomeni di bassa pressione in rete lamentate negli anni scorsi dai cittadini delle zone nord-ovest della città.

UN ACQUEDOTTO CONTROLLATO IN REMOTO

Reti ed impianti monitorati H24. Publiacqua negli anni ha reso sempre più capillare la sua rete di telecontrollo. Una rete che consente ai tecnici dell’azienda di monitorare in tempo reale tutte le infrastrutture e gli strumenti in campo e quindi di avere immediatamente coscienza di problemi pressori o di alimentazione dell’acqua sul sistema acquedottistico pratese.

Vengono monitorati H24 gli impianti principali che servono la città direttamente (Falda 1 e Falda 2, booster di Fibbiana) ed indirettamente (Anconella e Mantignano) ed anche i principali snodi pressori che possono fungere da alert come ad esempio l’attraversamento sul Fiume Bisenzio a Ponte Datini e sul nodo valvole San Martino.

Come  detto, però, la rete di telecontrollo e monitoraggio negli anni è divenuta sempre più capillare ed oggi anche i Fontanelli ad Alta Qualità disseminati sul territorio, anch’essi completamente automatizzati e controllati in remoto, sono preziosi punti di controllo della pressione in rete.

 

CACCIA ALLE PERDITE CON IL SATELLITE

Ricordiamo che Prato è il sistema acquedottistico centrale e principale su cui Publiacqua sta proseguendo l’uso del satellite per la ricerca delle perdite. Una sperimentazione “operativa” che ha visto il sistema acquedottistico cittadino oggetto di una scansione satellitare che lavora su tutte le frequenze, da ultravioletto a infrarosso, e che, in funzione dell’assorbimento che viene rilevato da ogni singolo oggetto osservato consente di  identificare i componenti dello stesso. Questa scansione può arrivare ad una profondità massima di 6 metri su terreno vegetale e di 3 metri su terreno urbano e, per la ricerca delle perdite, ha concentrato la ricerca sulle molecole d’acqua con presenza di cloro, distinguendo così l’acqua dell’acquedotto dalla risorsa grezza. Dopo una prima scansione, attraverso un algoritmo matematico adeguato alle esigenze di ricerca, vengono individuate e corrette le informazioni ricavate che poi vengono utilizzate per affinare ulteriormente la ricerca con una seconda scansione satellitare.

La precisione di tale strumento consente di individuare la perdita occulta restringendo il campo di ricerca a 50 metri e consentendo quindi all’operatore in campo di intervenire con un’accuratezza ed una precisione ancora superiore a quella già importante consentita dalla distrettualizzazione.


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